In Italia, tra il 70% e l'85% delle piccole e medie imprese è a conduzione familiare — bar, ristoranti, negozi, laboratori artigianali, aziende manifatturiere passate di padre in figlio. Eppure, secondo diverse analisi di settore, solo circa il 30% di queste attività sopravvive fino alla seconda generazione, e meno di una su tre ha un piano di successione realmente strutturato. Non è un problema di volontà: è un problema di complessità, spesso affrontato troppo tardi.
Perché il passaggio generazionale è un problema silenzioso
Il passaggio generazionale non è un singolo atto notarile, ma un processo che tocca contemporaneamente il diritto societario, la fiscalità, la pianificazione patrimoniale e le dinamiche familiari — quattro ambiti che raramente vengono coordinati da un'unica figura professionale. Quando manca questo coordinamento, ogni decisione presa in un'area rischia di creare problemi in un'altra: una struttura fiscalmente efficiente ma che scontenta un figlio non coinvolto nella gestione, o un accordo familiare equilibrato ma fiscalmente svantaggioso.
Il risultato, quando la pianificazione manca del tutto, è spesso lo stesso: l'attività chiude, non perché non sia più redditizia, ma perché nessuno ha preso in mano per tempo la questione di chi la guiderà dopo.
Gli strumenti principali per pianificare la successione
Il patto di famiglia (disciplinato dagli articoli 768-bis e seguenti del Codice Civile, introdotto dalla Legge 55/2006) è lo strumento pensato specificamente dal legislatore italiano per questo scopo: permette all'imprenditore di trasferire l'azienda o le proprie partecipazioni societarie a uno o più discendenti mentre è ancora in vita, con un accordo che coinvolge anche gli altri legittimari (eredi con diritto di quota). È un'eccezione al divieto generale di accordi sull'eredità di una persona ancora vivente, introdotta proprio per tutelare la continuità delle imprese familiari.
Altri strumenti utilizzati, spesso in combinazione tra loro, sono la holding familiare (una società, tipicamente una SRL o una società semplice, che detiene le partecipazioni della società operativa e permette di regolare tramite statuto i rapporti tra eredi operativi e non operativi) e il trust, utile in situazioni patrimoniali o familiari più complesse. La scelta tra questi strumenti non è mai standard: va valutata caso per caso, con il coordinamento di commercialista, notaio e, quando necessario, un legale specializzato in diritto di famiglia e societario.
Cosa è cambiato nel 2026: il controllo deve essere reale, non solo formale
Un chiarimento recente dell'Agenzia delle Entrate (risposte a interpello n. 115 e 116 del giugno 2026) ha acceso i riflettori su un punto centrale: le agevolazioni fiscali previste per il passaggio generazionale possono essere negate quando il trasferimento ai figli risulta solo formale, mentre il controllo effettivo dell'azienda resta nelle mani del genitore — ad esempio tramite diritti di veto su tutte le decisioni strategiche, o mantenendo per sé l'usufrutto delle quote in modo da svuotare di sostanza la proprietà formalmente trasferita. È un segnale chiaro per chi sta pianificando una successione: la forma non basta, deve corrispondere a un reale passaggio di potere decisionale.
Quanto costa un passaggio generazionale
Un patto di famiglia comporta generalmente costi complessivi tra i 6.000 € e i 20.000 €, a seconda del valore dell'azienda e della complessità della struttura societaria coinvolta — cifra che include gli onorari dei professionisti coinvolti nell'intero processo, non solo l'atto notarile finale. È un investimento che va confrontato non con il costo di "non fare nulla", ma con il rischio concreto di conflitti familiari, frammentazione del patrimonio aziendale o, nei casi più gravi, la chiusura dell'attività per mancanza di un successore pronto e riconosciuto da tutti.
Quando conviene vendere invece di trasmettere
Non tutte le situazioni familiari hanno un successore disponibile, capace o interessato a proseguire l'attività — ed è una situazione più comune di quanto si pensi, non un fallimento personale. In questi casi, la strada più sensata non è forzare un passaggio generazionale che nessuno vuole davvero, ma valutare la cessione a terzi con la stessa cura che si dedicherebbe a un passaggio in famiglia: una valutazione corretta, come descritto nella nostra guida su Perché Scegliere un Professionista per Vendere la Tua Attività Commerciale, e un acquirente che sappia dare continuità a quanto costruito, anche senza legami di sangue.
Chi si trova in questa situazione, del resto, è esattamente il tipo di profilo che descriviamo nel nostro articolo su chi sono oggi gli acquirenti di attività commerciali in Italia: molte delle attività storiche in vendita sul mercato nascono proprio da un passaggio generazionale che non ha trovato continuità in famiglia, non da una crisi dell'attività in sé.
Domande frequenti
Cos'è il patto di famiglia?
È il contratto previsto dagli articoli 768-bis e seguenti del Codice Civile, introdotto dalla Legge 55/2006, con cui un imprenditore trasferisce l'azienda o le proprie partecipazioni societarie a uno o più discendenti mentre è ancora in vita, con il coinvolgimento anche degli altri legittimari. È lo strumento pensato specificamente dal legislatore italiano per il passaggio generazionale d'impresa.
Quanto costa un passaggio generazionale?
Un patto di famiglia comporta generalmente costi complessivi tra i 6.000 € e i 20.000 €, comprensivi degli onorari di tutti i professionisti coinvolti (commercialista, notaio, eventuale legale), non solo dell'atto finale. La cifra esatta dipende dal valore dell'azienda e dalla complessità della struttura societaria.
Cosa succede se non c'è un successore in famiglia?
È una situazione più comune di quanto si pensi, non un'eccezione. In questi casi la strada più sensata è valutare la cessione a terzi con la stessa attenzione che si dedicherebbe a un passaggio in famiglia, affidandosi a una valutazione professionale dell'attività prima di avviare la trattativa.
Cosa è cambiato nel 2026 riguardo alle agevolazioni fiscali?
L'Agenzia delle Entrate ha chiarito, con due risposte a interpello del giugno 2026, che le agevolazioni fiscali per il passaggio generazionale possono essere negate se il trasferimento ai figli è solo formale, mentre il controllo effettivo dell'azienda resta nelle mani del genitore. Conta il passaggio reale di potere decisionale, non solo la forma dell'accordo.
Chi bisogna coinvolgere per pianificare correttamente la successione?
Il passaggio generazionale tocca contemporaneamente diritto societario, fiscalità, pianificazione patrimoniale e dinamiche familiari: richiede il coordinamento tra commercialista, notaio e, quando la situazione lo richiede, un legale specializzato in diritto di famiglia e societario. Affrontare questi ambiti separatamente, senza coordinamento, è uno degli errori più comuni.
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